Il sito di Guado San Nicola 1 (Monteroduni, Isernia) è stato segnalato già nel 2005 ed è correlato cronostratigraficamente con un’evidenza nota in un'altra località, Colle delle Api, distante da esso solo 200 m ed attribuibile alla cultura acheuleana per il ritrovamento di due bifacciali, associati a resti faunistici. L’approfondimento delle ricerche in quest’area segue alla necessità di capire quanto in estensione essa fosse stata sfruttata nel tempo e le caratteristiche geomorfologiche che avrebbero condizionato la presenza dell’uomo. Guado San Nicola, infatti, si posiziona sulla riva sinistra del fiume Volturno ed è per questo che è stato effettuato uno studio in dettaglio sui terrazzi fluviali, finalizzato a comprendere meglio dove si inserisce l’unità sedimentaria contenente l’industria litica segnalata nella sequenza morfogenetica della valle del fiume. In occasione di tali sopralluoghi sono state individuate sezioni significative di suoli relitti affioranti sullo stesso terrazzo fluviale contenente le industrie litiche. Quindi, al fine di capire e caratterizzare i depositi di frequentazione antropica, è stato condotto un rilevamento geomorfologico con l’ausilio della Carta Geologica del Molise in scala 1:100.000 e delle foto aeree per verificare quanto era stato osservato in campagna durante le attività di ricognizione e scavo.
Dopo aver ricostruito la geomorfologia del territorio circostante il sito oggetto di indagine e aver raccolto, con attività preliminare di survey, materiale in superficie si è potuto procedere all’esplorazione sistematica, aprendo un saggio di scavo di circa 30 mq.
La sequenza stratigrafica messa in luce nel corso dello scavo iniziato alla fine di maggio 2008, ha documentato una forte presenza di sedimenti fluvio-lacustri intercalati da sabbie vulcaniche e cineritiche, le quali sono un buon referente per eventuali datazioni che si potrebbero ricavare; la successione degli strati di argille (A), di ghiaie (B), di sabbie vulcaniche grigio-verdi (C) e di sabbie fluviali gialle (D) ha rilevato la componente antropica nei livelli grossolani delle ghiaie (B) e in quello delle sabbie vulcaniche (C), con la concentrazione di industria litica in selce e in calcare, con un cospicuo numero di strumenti bifacciali (circa 50), con una contestuale associazione di resti faunistici attribuibili, tra l'altro, a cervidi, elefanti, bisonti, rinoceronti, cavalli. L’enorme quantità di materiale raccolto ed opportunamente catalogato, ha sollevato la problematica della tafonomia dei resti e della loro reale giacitura in situ, in quanto il materiale stesso presenta spesso forti alterazioni nello stato di conservazione. L’ipotesi di un eventuale trasporto subito ha sottolineato la necessità di indagare ulteriormente nelle aree limitrofe, per avere conferma o meno della presenza di paleosuoli o archeosuperfici in situ.
La metodologia utilizzata per il rilevamento dei dati ha previsto la registrazione planimetrica e stratigrafica dei reperti litici e faunistici nei quadrati di riferimento in cui è stata suddivisa l’area di scavo mediante l’utilizzo della stazione totale (Geotop GIS – 605), la predisposizione di schede-materiali, la codifica delle loro caratteristiche, il disegno planimetrico e la successiva informatizzazione di dati nei software Access per la gestione delle banche dati e AutoCad per la restituzione grafica dei reperti. Il successivo step, in corso di realizzazione, sarà quello di interfacciare le banche dati predisposte mediante l’ausilio di software GIS (MapInfo o ArcView 8.1) per l’interrogazione spaziale delle evidenze raccolte. Nel caso del sito di Guado San Nicola 1 a Monteroduni si è certi, quindi, di avere informazioni importanti per ricostruire le modalità di sfruttamento dell'area in epoca preistorica e le strategie di insediamento in essa adottate. Infatti, essa assume importanza per il fatto che in un'area di piccole dimensioni, a ridosso di un fiume, sia stata messa in luce una concentrazione eccezionale di manufatti come i bifacciali, spesso difficili da reperire nei siti e caratteristici del periodo Acheuleano (300.000-200.000), testimonianti un alto livello tecnologico e culturale raggiunto dall'uomo durante la sua sopravvivenza.